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Una benedizione divenuta realtà

papaI nostri cuori e le nostre menti, solitamente sopraffatte dalla routine quotidiana, sono stati colmi di sorpresa all’annuncio della visita pastorale di Papa Francesco nella nostra terra, e cosa ancora più particolare, siamo chiamati a rinnovare il nostro stupore.

Solitamente viviamo nella convinzione di aver visto tutto, eppure le parole di San Paolo, “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (Prima Lettera ai Corinzi 2,9), ci proiettano verso una sorpresa sempre viva, ci accompagnano verso un eterno stupore il cui segreto si cela nella nostra capacità di non smettere mai di meravigliarci.

Con gioia e stupore condivido con voi alcune brevi riflessioni in occasione della presenza di Papa Francesco tra noi.

“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Gesù promette di restare con noi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi.

Nonostante non sia presente fisicamente, Gesù può essere percepito in un modo totalmente nuovo grazie alla Presenza Sacramentale; la Sua promessa cominciò a compiersi a partire dall’Ultima Cena, dalla prima Consacrazione dell’Eucarestia, e continuerà fino alla fine dei tempi, fino a quando ci sarà un sacerdote ministeriale, regolarmente ordinato che, in comunione con Roma e con la missione della Chiesa, celebrando la Santa Messa pronuncerà la formula della consacrazione “Questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue…”.

“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. La promessa di Gesù si trasforma in realtà grazie alla presenza del Suo Vicario, il Papa. Uno degli avvenimenti principali della sua visita in qualità di Pastore della Chiesa è proprio la celebrazione della Santa Eucarestia con il suo gregge; la promessa è una realtà, è una benedizione.

Giovanni 21,15-19: Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle”. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”.

Di fronte alla triplice domanda del Signore, Pietro ha mostrato il suo cuore umile, e questo cuore è piaciuto a Gesù. Tra una domanda e quella successiva Gesù gli dice: “Pasci le mie pecorelle”, ovvero nutrile, prenditi cura di loro; “vai davanti per guidarle; in mezzo per far parte del gregge; e dietro perché nessuno rimanga indietro”.

Ed è proprio questo ciò che farà Francesco, ovvero:

  • Predicare soprattutto agli innocenti, le pecorelle simboleggiano l’innocenza.
  • Predicare, le pecorelle sono il popolo, il loro nutrimento è la Parola di Dio.
  • Guidare la mia Chiesa, prendersene cura… Le fiamme dell’inferno non prevarranno su di essa.

Da questa triplice prospettiva comprendiamo le parole e la vita di Francesco: “La vita è un tesoro prezioso, ma lo scopriamo solo se lo doniamo agli altri”.

Il viaggio pastorale di Papa Francesco ha suscitato grande entusiasmo, non solo nei tre paesi che visiterà – Ecuador, Bolivia e Paraguay, nazioni di piccole dimensioni le cui radici sono però profondamente radicate nella fede – ma nell’intero continente americano.

I battezzati, i credenti, la gente di buona volontà e noi tutti abbiamo bisogno della presenza e della voce incoraggiante del Papa. Per questo posso sostenere fermamente che il viaggio di Papa Francesco nei nostri paesi è una vera e propria benedizione di Dio, che suscita profonda commozione tra la popolazione.

Il rapporto personale e intimo cercato da Papa Francesco, in un mondo in cui la tecnologia accorcia le distanze ma i cuori sono lontani, consente di percepire con forza l’abbraccio “di un padre al figlio”, che ci fa sentire più vicini alla Chiesa.

Il viaggio apostolico porterà un messaggio di pace, di fede e di conversione, unirà la popolazione e le famiglie. Il suo messaggio, estremamente attuale, risuonerà con forza nelle nostre orecchie e nel nostro cuore: “Chiediamo la grazia di non diventare corrotti: peccatori sì, corrotti no!”

Il fatto che il Santo Padre parli la nostra lingua e la vicinanza culturale favoriranno lo svolgersi della visita. Francesco non dimentica il concetto di una “patria grande”, che si contraddistingua per una stessa lingua, una stessa fede e radici comuni, ma affinché ciò si realizzi è necessario rinunciare agli interessi meschini.

La sua presenza è un grido profetico: “Il denaro deve servire, non governare!”. Il Papa ama tutti, ricchi e poveri, ma è tenuto, nel nome di Cristo, a ricordare che i ricchi devono aiutare i poveri, rispettarli, sostenerli.

Radio Maria, strumento di evangelizzazione, si prepara a trasmettere questo storico evento ecclesiale, per permettere ai nostri ascoltatori di seguire tutti i momenti della visita pontificia.

Alla grazia di Dio e alla protezione della nostra Madre Benedetta, affidiamo il nostro lavoro.

Parafrasando Isaia 12,6: “Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion,
perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele”. Posso annunciare con gioia, anche a nome di coloro che con entusiasmo attendono questo lieto evento, l’arrivo del nostro Pastore: “Gridate giulivi ed esultate, abitanti dell’Ecuador,
perché grande in mezzo a voi è il Santo che Francesco porta a noi”.

P. Marco Bayas O. CM

RM Ecuador

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